Agosto 1988. Siamo nel backstage (dietro le quinte) dell’ottavo festival annuale “i Mostri del Rock” a Donnington Castle Motorway in Inghilterra del Nord. Ritchie Blackmore, proprietario del Rainbow, ha creato questo festival otto anni fa, nel 1980. Da quel momento è diventato un’istituzione in Inghilterra del Nord ed un’ispirazione per le tournee’ dei “Mostri” del leader americano Van Halen.Ci sono 107,000 fans scatenati là fuori in questo momento, che aspettano i Guns N’ Roses.Il festival dei “Mostri” a Donnington Castle non ha mai visto cosi’ tanti fans, neanche l’anno scorso quando si è esibito Bon Jovi e la sua band, con solo 80,000 spettatori.
Questa sera, i fans inglesi vedranno sul palco gli Iron Maiden, i Megadeth, i Guns N’ Roses,
i Kiss, David Lee Roth e gli Helloween. Slash sta tranquillamente provando una versione strumentale acustica di “Welcome to the Jungle” (Benvenuto nella giungla”).

Mark Snider: E’ la prima volta che partecipi ai “Mostri del Rock”. Cosa provi?

Slash: Sto bene! Nonostante abbia bevuto troppo negli ultimi otto anni. Ho avuto 40 minuti
per pompare un mucchio di energia e bruciarla successivamente.

MS: Cosa significa per te suonare in questo tour?

Slash: Moltissimo. E’ da un po’ che non veniamo in Inghilterra. Sono tra i nostri migliori
fans e questo significa molto per noi.

MS: Qual è la differenza tra i fans inglesi e quelli americani?

Slash: I fans americani sono più freddini. Gli inglesi tendono ad essere più morali, alienati.
C’è una grossa differenza. Penso che gli inglesi sono più presi da ciò. Loro
devono attraversare più inferno nella vita generale. In America, sono presi da tutto
ciò, solo perché vogliono divertirsi. In Inghilterra, sono disperati perché il tasso
della vita media si è accorciato di molto. Sono nato qui’ e so che la classe media
britannica non ha molta fortuna, sai?

MS: Gli Helloween hanno appena finito. Cosa sai di loro?

Slash: So solo che sono tedeschi.

MS: Ed i Megadeth?

Slash: I Megadeth sono grandiosi. Siamo buoni amici. Con un paio di loro.

MS: I kiss?

Slash: Odio i Kiss.

MS: Veramente?

Slash: No. Non li odio. Sto solo scherzando. Ci siamo un po’ mescolati con i Kiss tempo fa.
Ti dico perché. Se non fosse stato per i Kiss, non avrei mai incontrato Steven né izia-
to a suonare la chitarra. Il primo disco che ho ascoltato, quello in cui Steven ci dava
dentro con la sua chitarra elettrica, era dei Kiss…….questo non significa niente per
questi ragazzi, ma significa moltissimo per me.


MS: Puoi mettere in prospettiva ciò che è successo alla band nei scorsi sei mesi?

Slash: In prospettiva? Io non ho prospettive (ride) Ho solamente degli avvenimenti giorna-
lieri. No, um! Abbiamo appena finito il tour con gli Aerosmith . E’ stato il miglior
tour che abbiamo mai fatto. Ci siamo divertiti cosi’ tanto che è stato come l’avve-
rarsi di un sogno. E andiamo molto d’accordo con loro! Sai, a volte abbiamo dei
tours dove non ci divertiamo per niente, si sale sul palco e si suona. Ma con gli
Aerosmith, è stato uno di quei tour dove ti senti a proprio agio e ti diverti un mondo.
Eravamo sempre concentrati sugli spettacoli, non ci importava niente delle città in
cui ci esibivamo. E’ stato meraviglioso. Biglietti esauriti in tutte le tappe. Abbiamo
venduto un sacco di articoli della nostra merce.

MS: State iniziando a fare i soldi finalmente?

Slash: Siamo ancora sui 100$ a settimana. Perché dobbiamo avere bisogno di più soldi?

MS: Per la birra e le sigarette, giusto?

Slash: Abbiamo sigarette, birra e una bottiglia di Jack Daniels gratis dal nostro promotore
ogni sera che suoniamo. Non ho parole su ciò. Quindi sto bene, sai? Mi diverto.

MS: Ti ricordi quando hai iniziato a rilasciare interviste? Quali erano le tue aspettati-
ve? Cosa stavi sperando con “Appetite for Destruction”?

Slash: Volevo soltanto che succedesse la stessa cosa di quando ho iniziato a suonare la chi-
tarra. Sono riuscito perché mi divertiva suonare, ed ora è la stessa cosa. Mi diverte
suonare e se va tutto bene, le interviste, i soldi ed il resto, è come glassare una torta.
Tutte le cose cattive sono un piccolo prezzo da pagare per avere la possibilità di sa-
lire su un palco, suonare per 45 minuti ogni sera, avere una bottiglia di Jack e quat-
tro pacchetti di sigarette ogni giorno, sai cosa intendo?

MS: Certo. Questa sera come vi esibirete sul palco?

Slash: Non ho idea. Non so cosa dirti. Andremo fuori e cominceremo a mettere insieme del-
le canzoni. Non abbiamo mai una scaletta fissa. Probabilmente siamo la band più de-
generata. Non so come definirci. Non so neanche trovare la parole adatte. Diciamo
non apparteniamo alla classica industria della musica. Saliremo sul palco con la lista
di tutte le nostre canzoni e ne sceglieremo qualcuna a caso. Abbiamo 40 minuti a di-
sposizione e cercheremo di suonare il più possibile.

Mentre Slash si prepara ad entrare in scena, incontriamo il bassista Duff McKagan, nell’af-
follato backstage (dietro le quinte).

MS: Ti stai preparando ad uscire in questo momento. Come ti senti?

Duff McKagan: A dirti la verità, sono ancora ubriaco da ieri sera. Sono andato in alcuni clubs
qui’ a Nottingham ma, dopotutto mi sento bene. E’ sorprendente osservare la
folla che c’è fuori. E’ pazzesco.

MS: E’ la prima volta che suonate di fronte a cosi’ tanta gente?

DM: Oh si. Abbiamo suonato al Giant Stadium e c’erano circa 55.000 persone ma stasera,
quanti sono? Più di 100.000? Non si può fare un sondaggio. E oggi, guidare fino a qui’
e vedere tutte queste persone che cercavano di entrare, sai?

MS: Qual è la differenza più grande tra questa folla e quella di casa?

DM: C’è un mucchio di differenza. In un festival come questo, la folla è solo pazza. Questi
ragazzi rimarranno qui’ fino alle tre di mattina. Sono matti. Questa è la loro vita. Qui’
viaggiano tutti con l’autostop.

MS: Che approccio avete con un incarico come questo? Lo affrontate diversamente da
quando suonate nei clubs?

DM: Fino a questo momento, siamo stati in tour per circa 14 mesi. Sono abbastanza rilassato
per tutto ciò, quindi, non lo so.

MS: Non preparate niente di diverso ?

DM: No. Tutti mettono il 100% in ogni incarico. Ecco perché siamo qui’.

MS: Eravate impauriti dal festival “I Mostri del Rock” prima di suonare qui’?

DM: Sì. Certo.

MS: Allora cosa ha significato per voi quando avete sentito che eravate nella lista?

DM: Significava volare fino a qui’ tornare indietro. No, non lo so. E’ fantastico. Entri nella
storia se suoni a Donnington.

Duff, Slash, Izzy, Axl e Steven stanno entrando in scena e ci dimostrano come sanno benis-
simo tener testa alle migliori band dell’industria del Rock. Al termine dello show, uno stan-
co e sudato Duff, si riposa nel camerino.

DM: Abbiamo preso il Concorde per venire qui’. E’ stato bellissimo. Abbiamo cenato e già
eravamo arrivati. In aeroporto ci hanno mandato nella sala d’attesa del Concorde, con
un bar dove tutto era gratis. Io ero in paradiso. Cibo. Poi siamo stati scortati
sull’aereo. In aeroporto abbiamo litigato con dei ragazzi. E sono arrivati i poliziotti. Il
pilota ha detto: “solo una parola sbagliata e sarete buttati fuori da qui!”. Giustissi-
mo. Dopodiché, abbiamo preso l’aereo, si ordinano le bevande e si ha a disposizione
un menù sul quale scegliere la cena. Non è come “qui’ avete del prosciutto pressato”.
E’ come “ecco, cosa volete? Della vitella? Aragosta?”. Sedili in pelle comodissimi.
Tanto spazio per le gambe. Servizio costante. Penso che costi moltissimo. Siamo arri-
vati in tempo, senza fuso orario ed altro. Sai, è come dire…..Beh! Siamo qui’!

MS: Chi ha pagato il volo?

DM: Noi.

MS: Alla fine avete pagato dalle vostre tasche. Dimmi della velocità.

DM: Puoi vedere quanto era veloce se dai un’occhiata al metro che abbiamo qui’. Puoi osser-
vare quante miglia sono rimaste da percorrere e la temperatura esterna. Eravamo a 60.000
piedi e fuori era -60 gradi celsius.

MS: Cosa ne pensi della vostra esibizione appena terminata?

DM: Beh! Penso che la nostra esibizione è quasi secondaria riguardo a ciò che è accaduto tra
i fans. Si sono verificati degli incidenti. Tu non eri li’ fuori? Penso di aver visto un disa-
stro. Davvero strano. Abbiamo smesso di suonare. Il sistema di amplificazione del suono
si è quasi rotto e non avevamo tempo a sufficienza per controllarlo, cosi’ non riuscivamo
ad ascoltare bene i nostri suoni anche se alla fine ce l’abbiamo fatta. Penso sia stata un’
ottima performance. Ma sono ancora incantato dalla folla dei fans e da cio’ che è succes-
so là fuori. E’ stato davvero impressionante. Tutti abbiamo esclamato “woah!” (oh!).

MS: Cos'è accaduto esattamente li’ fuori? Non sono riuscito a vederlo!

DM: C’erano dei ragazzi ammassati a terra. Erano incoscienti. E molte persone che cadevano
su di loro. Li ho visti! Hanno impiegato 20 minuti per buttarli fuori. Noi abbiamo fermato
lo show e dopo un po’ è tornato tutto normale. Penso che alcune persone erano morte. Era
davvero spaventoso. Non ho visto nessun segno di vita in quei corpi.

MS: Hai suonato una nuova canzone, “Patience” (pazienza). Perché?

DM: Questa è sull’EP. I fans avevano bisogno di fermarsi un po’ e cosi’ è nata questa
canzone che dice “ok, rilassatevi tutti ed ascoltate”.

MS: Voi ragazzi siete molto spontanei.

DM: Si’. Completamente. Noi non abbiamo mai una scaletta fissa. Mai.

MS: Allora come fate quando siete sul palco? Axl si gira e vi chiede cosa volete suonare?

DM: Uno di noi dice “facciamo questa!” OK!

MS: Nessuna scaletta! Affascinante! Siete l’unica band che non ha schemi da seguire.

DM: Abbiamo una lista di tutte le nostre canzoni, cosi’ possiamo dire “ok, adesso facciamo
questa!” Generalmente, con i Guns N’ Roses, tutto è molto spontaneo. E sempre mol-
to confusionario! Lo sai, è solo “di giorno in giorno”.

MS: E’ tutto finito adesso. Cosa farete durante il resto della serata oltre a fumare si-
garette?

DM: Bere. Bere molto.